Donna Francesca Sanna Sulis

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La storia che vi racconterò oggi è un curioso viaggio nel tempo: immaginate il rumore delle carrozze su strade sterrate o di pietra, seta di altissima qualità, corsetti stretti da mozzare il fiato, gonne ampie e fruscianti, caravelle all’orizzonte in arrivo dal mare.

Donna Francesca nacque a Muravera l’11 giugno del 1716. In un’epoca in cui il destino delle donne era segnato fin dalla nascita: trovare marito, occuparsi della casa e tirar su la prole. Ma lei non era una donna qualunque, lei aveva un sogno ed era intenzionata a realizzarlo.

Nel 1735, a 19 anni, sposò il giureconsulto del Re, l’avvocato Pietro Sanna Lecca. E forte anche del pieno appoggio morale del marito, Donna Francesca sfruttò la sua posizione sociale e le conoscenze legislative del marito per portare avanti il suo progetto imprenditoriale e creare qualcosa di unico.

L’idea cominciò a prender forma proprio in occasione dell’approvazione di una legge agraria che agevolava la coltivazione del gelso. Sin dalla sua giovane età, Francesca Sanna Sulis sognava di poter creare con le sue mani dei meravigliosi abiti di seta destinati alle dame dell’aristocrazia locale. Partì quindi dal principio: decise di destinare alcuni terreni di sua proprietà alla coltivazione del gelso, indispensabile per la coltivazione del baco da seta.

E qui secondo me emerge tutta la sua capacità imprenditoriale. In un periodo storico dove prevaleva la carestia e la povertà, era impossibile trovare delle persone istruite che potessero lavorare nei suoi laboratori. Decise quindi di creare dei corsi professionali per insegnare sia la tecnica della coltivazione dei bachi da seta sia la tecnica di filatura della seta. Mi ha colpito inoltre sapere che quando le ragazze che lavoravano per lei si sposavano, come dono di nozze, regalava loro un telaio per poter continuare a lavorare anche da casa senza dover trascurare la famiglia.

Una volta quindi avviata l’attività di produzione di seta di altissima qualità, Donna Francesca cominciò a confezionare abiti bellissimi, che ben presto conquistarono le signore dell’alta aristocrazia sarda e non solo. Vestì infatti le principesse di casa Savoia e un suo abito venne persino indossato dalla zarina Caterina di Russia in un suo famoso ritratto.

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Fù l’inventrice de “su cambusciu”, il famoso copricapo femminile che solo le ragazze benestanti potevano indossare e che ancora oggi ritroviamo in alcuni abiti tradizionali della Sardegna.

Grazie ai rapporti di lavoro e di amicizia che intrattenne con il Conte Giulini, organizzò la sua prima sfilata di moda: per la prima volta gli abiti venivano fatti sfilare indosso a ragazze che passeggiavano con grazia per mostrare le varie creazioni di Francesca. Prima di allora gli abiti venivano mostrati ai compratori solamente indosso a manichini.

Poco prima della sua morte decise di scrivere il suo testamento, il Pio Legato, con cui diede disposizione su come suddividere i suoi averi. E ancora una volta dimostrò la sua grande generosità: destinò infatti il suo patrimonio alla formazione professionale delle ragazze, al finanziamento di borse di studio per gli studenti più meritevoli, all’acquisto di abbigliamento scolastico per i bambini più poveri, assicurò cure gratuite per gli ammalati e destinò una quota annuale anche per l’addobbo de “sa tracca” di Quartucciu, il carro guidato dai buoi e addobbato di fiori per la famosa sfilata del 1° maggio di San’Efisio. Morì poco dopo, nel 1810, all’età di 94 anni.

Forse però Donna Francesca era davvero una mosca bianca per quel periodo: in breve tempo infatti, dopo la sua morte, il suo patrimonio venne disperso, i suoi laboratori vennero chiusi, i campi di gelso abbandonati e il suo nome ben presto dimenticato.

Grazie al giornalista Lucio Spiga, che ha dedicato anni allo studio della vita di Donna Francesca, e alla Signora Ada Lai, che ha scritto il libro “Straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis – Donna di Sardegna”, di recente a noi sardi (e non solo) è stato restituito un pezzo della nostra storia e della nostra tradizione, andato ingiustamente perduto per troppo tempo.

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Consiglio vivamente la lettura di questo libro, scoprirete la storia affascinante di una donna che nel ‘700, a dispetto dei pregiudizi dell’epoca, divenne senza dubbio una grandissima imprenditrice, una straordinaria promotrice dell’istruzione e della formazione professionale e una stilista di fama europea.

Mi hanno sempre affascinato le storie di donne che si sono distinte per le loro opere straordinarie, e sapere che nel nostro passato sia esistita una donna così determinata, ambiziosa e generosa non può che rendermi orgogliosa sia come donna che come sarda.

 

 

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